20 gennaio

Caro diario,

quest’oggi vorrei cimentarmi nello scrivere un breve racconto di mia invenzione su un tema attuale e molto dibattuto; la violenza contro le donne.

Premetto che io sono contraria ad ogni tipo di violenza che sia carnale e fisica ma anche quella digitale e verbale. In questo brano ho descritto un racconto in cui la persona a essere maltrattata è una donna ma sono consapevole che vi sono violenze anche fatte dalle donne sugli uomini. Detto questo, buona lettura.

– Camilla è una giovane donna di 35 anni dai capelli ramati e dagli occhi color del cielo. Piena di vita e pronta ad aiutare tutti coloro che hanno qualche difficoltà. Suo marito si chiamava Mattia, un giovane poliziotto di 39 anni, innamorato della sua sposa, molto attento al suo lavoro e rispettoso della legge. Al comando era noto con il nome di “Scheggia” proprio perché era abile a risolvere i casi. Oltre a ciò era rispettato e considerato un valoroso agente in quanto a volte era riuscito a risolvere situazioni critiche senza spargimento di sangue, piuttosto frequenti in quel tipo di lavoro.

Una mattina come tante, Mattia si era preparato ad andare in commissariato. Pronto per partire aveva salutato Camilla con un bacio e le aveva augurato una buona giornata. La giovane donna, dopo essersi fatta una doccia si era preparata per andare al mercato del paese come ogni sabato mattina. Il suo umore era grigio come i nuvoloni che invadono le campagne e portano tra le loro braccia un uragano potentissimo. Dopo essere uscita di casa aveva aspettato la sua vicina Betty, donna di mezza età piena di vita con un viso solare e sotto gli occhi una lunga distesa di piccole lentiggini che conferivano un aspetto timido e un po’ impacciato ma molto attenta ai dettagli riguardanti, in particolare, la sua vicina di casa. Quella mattina erano andate al mercato speranzose di trovare qualche novità tra le bancarelle disposte in fila lungo la via principale del paese ma sfortunatamente gli articoli esposti non avevano destato alcun interesse in loro.

Tornando a casa avevano constatato che era già ora di pranzo e Betty si era rivolta a Camilla dicendo:” Ti fermeresti a pranzo da me? Ho fatto le lasagne e mi piacerebbe che tu le assaggiassi!”. Camilla, percependo la speranza con cui l’amica la invitava, aveva accettato senza esitare. Betty ne era entusiasta e aveva pensato che era una buona occasione per parlare con lei del rapporto che aveva con suo marito, dal momento che era da tempo che si era accorta che la relazione non era gratificante e darle dei consigli in merito. Camilla quel giorno restò vaga e in alcuni momenti si estraniava dal discorso guardando fisso un punto della sala come se stesse pensando a situazioni molto delicate avvenute all’interno della coppia. All’improvviso si era alzata dalla sedia e con una voce tremante aveva detto:” Betty grazie per la mattinata. Il pranzo era delizioso, domani potresti darmi la ricetta ma ora devo proprio andare a casa che si è fatto tardi. Buona serata!” detto questo, senza nemmeno ascoltare quello che le stava dicendo l’amica, aveva preso il cappotto ed era uscita dall’abitazione.

Calata la sera, come di consueto Camilla aveva aspettato suo marito con la tavola apparecchiata, truccata e pettinata per accoglierlo al meglio. Pochi minuti dopo, aveva visto dalla finestra la “gazzella*” che stava entrando nel vialetto. Si era sentita immediatamente agitata. Le tremavano le gambe e il cuore le batteva così forte che sembrava volesse uscirle dal petto. Mattia era uscito dalla macchina con un grosso mazzo di rose rosse e un sorriso spalmato sul viso. Immediatamente erano tornati alla mente della giovane donna tutti i regali che il suo “dolce” e “amorevole” marito le aveva fatto per scusarsi. Il suo volto si stava rilassando pensando di volerlo perdonare come al solito ma poi scosse la testa e aveva cominciato a riflettere, con il cuore in gola e le lacrime agli occhi, a tutte le volte che l’aveva picchiata come se fosse un oggetto; A tutte le volte che le aveva fatto uscire sangue dallo zigomo e dalle labbra per la brutalità dei suoi pugni contro un volto che, prima di allora, non era mai stato violentato; A tutte le volte che ha dovuto truccarsi pesantemente per cercare di mascherare le ferite alla vicina, pur sapendo che delle violenze se ne era accorta ormai da qualche tempo; A tutte le volte che Betty le aveva curato le ferite e consigliata ad andare a denunciarlo alla polizia.

Mattia era entrato in casa e l’aveva scossa dai suoi pensiero facendola sussultare. Le si era messo accanto dolcemente dicendo “Ciao amore mio. Come stai oggi? Guarda cosa ti ho portato! Sono le tue preferite”. Si era avvicinato e l’aveva baciata sulla guancia e sulla fronte. Aveva addosso il profumo della sua acqua di colonia e Camilla capì. Era stato ancora da quella “sgualdrina”! Continuava a tradirla! Non era la prima volta che succedeva ma lei aveva sperato che ogni giorno assieme a quella donna fosse l’ultimo! E non ragionò più! Fece uno scatto brusco ritraendosi da quei baci che le facevano venire il voltastomaco a causa delle innumerevoli volte che l’aveva violentata a letto dopo averla picchiata. Prese il coltello dal tavolo e lo conficcò senza esitare nel petto all’altezza del cuore. Il marito tentò di prenderla ma lei lo spinse a terra e continuò a colpirlo sentendo che il corpo dell’uomo ad ogni colpo si incurvava mentre il sangue fluiva imbrattando la camicia che la stessa Camilla con cura l’aveva precedentemente lavata e stirata. Una situazione agghiacciante affrontata dalla donna con la freddezza di un sicario che uccide uno sconosciuto per commissione, nonostante lei sapesse benissimo chi stava brutalmente ammazzando. Infine si era alzata dal corpo esamine e si era diretta verso il lavandino della cucina per lavare il coltello. Mentre il sangue scorreva dalla superficie di metallo per essere risucchiato per sempre nello scarico del lavandino, la sua tensione usciva dal corpo. Sfinita non aveva emesso parola, non aveva pianto e non aveva pensato a nulla. Sembrava un leone che stava pulendo le sue zanne dopo aver ucciso una preda. Dalla sua situazione abituale di vittima aveva indossato i panni del leone. Si era sentita forte ma timorosa delle conseguenze.

Pochi minuti dopo aveva preso una sedia, si era adagiata vicino al marito ormai morto e lo aveva osservato. Finalmente era finita: il suo aguzzino aveva avuto quello che meritava. Solo lei sapeva che proprio un anno prima aveva provato a denunciarlo, seguendo i consigli della sua vicina, ma essendo lui una figura molto rispettata all’interno del comando le avevano consigliato di tornare a casa e farsi una bella passeggiata per riordinare le idee perché secondo loro era frutto della sua immaginazione sostenendo che i lividi sul volto e sulle braccia se li era autoinflitta. L’avevano inoltre minacciata di farla considerare una pazza se avesse insistito nel formulare le sue accuse.

Per Camilla l’unica soluzione era rimasta quella di farsi giustizia da sola.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. 65luna ha detto:

    Purtroppo ancora molte violenze restano inascoltate, e ne esistono tante verbali che sembra passino ancor piu inosservate. Grazie, bel racconto. 65Luna

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    1. Grazie a te per avermi regalato un po’ di tempo

      Piace a 1 persona

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