11 Novembre

Caro diario,

oggi è una giornata particolarmente grigia ma non per il mio umore. Il cielo è ricoperto di nuvole scure che non fanno vedere nemmeno uno spiraglio di luce: come se volessero comunicare al mondo il loro malessere.

Quest’oggi, più degli altri giorni, i miei pensieri fluttuano nella stanza come piccole lucciole che sembrano essersi perse nella foresta. L’unico modo per riuscire a dare un po’ di sollievo a queste idee è farle uscire e spero che voi, cari lettori, non me ne vogliate a male se mi diletto a raccontarvi i miei pensieri riguardante la comunicazione degli ultimi tempi.

In primis vorrei informarvi, come già saprete, che per far in modo che si crei una comunicazione abbiamo bisogno di un emittente, un destinatario e un messaggio. Quest’ultimo deve avere un linguaggio tale da permettere al ricevente di capire perfettamente il contenuto del testo. Sembrerebbe una cosa banale? In realtà non lo è perché ogni giorno ci incappiamo in fraintendimenti che possono essere banali o importanti.

L’ambito della comunicazione è molto ampio, infatti comprende vari campi come, ad esempio, la pubblicità, la politica, lo scrivere lettere (attività che purtroppo sta scomparendo), discutere apertamente con gli altri delle nostre idee etc. Io vorrei approfondire l’ultimo argomento partendo da un fatto accadutomi la scorsa settimana tra le mura domestiche.

Mi trovavo, come di consueto da mia nonna e la stavo aiutando ad apparecchiare la tavola quando, ad un certo punto, il campanello squillo ed entrò mio zio con la sua nuova moglie. Lui solitamente è una persona molto simpatica ma quando ha l’umore grigio, come il cielo oggi, diventa quasi insopportabile.

Mia nonna e io, naturalmente, abbiamo chiesto loro se volessero fermarsi a pranzo con noi e, mio malgrado, hanno accettato. Abbiamo cominciato a consumare il pasto quando mio zio cominciò un discorso inerente al suo lavoro di operaio in una fabbrica a me non molto conosciuta. Iniziammo a chiacchierare quando i toni si fecero accesi perché io avevo un’idea diversa dalla sua. Dopo qualche minuto ho lasciato il discorso sospeso perché lui non voleva ascoltarmi e pensava che le sue ragioni fossero corrette in modo assoluto.

Da questo fatto ho capito che una comunicazione “buona” può avvenire solamente se entrambe le parti sono disposte a mettere in discussione la propria tesi e, cosa estremamente importante, se vi è un atteggiamento d’ascolto da entrambi i lati. Senza queste piccole accortezze una comunicazione efficace e non ostile non potrà mai avvenire.

Facendo sempre riferimento a questo concetto, vi è il “Manifesto della comunicazione non ostile” che traccia le linee guida per un dialogo aperto e tranquillo con il vostro interlocutore. Io ci ho dato una sbirciata e lo trovo particolarmente intelligente e d’aiuto per evitare litigi inutili che si potrebbero tranquillamente evitare; lo consiglio a tutti.

Per concludere vorrei ringraziarvi per la lettura e farvi due domande a cui siete liberi di rispondere o meno. A voi è mai capitato di non riuscire a comunicare all’altra persona quello che veramente pensate? Vi è mai capitato di trovare innanzi a voi un muro invalicabile che non vede altro che le sue idee come assolute?

Scrivetemi i vostri pensieri in merito, buona giornata. Sara

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Misteryously 🕶 ha detto:

    Si mi è capitato e dopo un po’ ho lasciato perdere. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ho smesso di dannarmi e avendo io 49 anni l’ho fatto dopo 49 anni di inutili tentativi…

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  2. Marco ha detto:

    L’unico muro abbattuto è quello di Berlino. Molti altri virtuali e non permangono, ciascuno ne ha uno più o meno invalicabile.

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  3. dia43 ha detto:

    Continuo a chiedermi chi sei ahahah. Almeno ora so come ti chiami.
    Sentiti fiera per il semplice fatto che ho talmente voglia di leggere i tuo articoli che non mi importa se sono solo le 5.07 del mattino.
    Senza divagare ulteriormente risponderò alla tua domanda.
    Certo, mi capita sempre. Mi succede quando sono a tavola con mio padre, con mia madre, anche con mia nonna. Ma finchè sono la mia famiglia lo accetto e ci convivo.
    A volte, essendo una ragazza molto loquace (o almeno adesso perchè prima ero timidissima), mi capita di costruire un discorso di sola andata, parlo io e l’altro mi ascolta. Ma questo è un discorso diverso credo.
    Continua così, sei bravissima!

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